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Milano, città d'acqua

DI: Cabiria Magni |8 lug 2014
Milano, città d'acqua

Forse a guardarla così non sembra proprio, ma Milano nasce come città d’acqua, e non sto parlando solo dei famosi Navigli.

Fino agli inizi dell’Ottocento, molte di quelle che oggi sono insospettabili vie erano canali più o meno navigabili: avete presente ad esempio via Pantano?

Via Pantano è il luogo dove il Seveso, a causa di una depressione naturale, formava un bacino, il cosiddetto “Porto di Milano”, in comunicazione con il Lambro, il Po, e di conseguenza il mare.

E la centrale via Laghetto? Non si chiama così per puro caso, ma perché lì prima c’era il lago artificiale di Santo Stefano.

Vi siete mai chiesti come hanno fatto a costruire il Duomo, che pare lì incastrato tra palazzi e vie strette? Come hanno potuto trasportare tutti quei blocchi di marmo senza farli piovere dall’alto? Via acqua, ovviamente: venivano infatti scaricati proprio in questo lago.

E qui però vi voglio raccontare anche un’altra cosa, che è una di quelle perle che ogni tanto mi gioco e adesso ci sta davvero bene: avete presente l’espressione “a ufo”, per indicare un qualcosa che si fa “a scrocco”? Ha origine proprio da queste parti, dalle imbarcazioni che trasportavano i materiali, per la precisione. Queste imbarcazioni erano esentate dal pagamento di gabelle sul transito in città, che altrimenti sarebbe costato un patrimonio; per riconoscerle veniva loro dipinta una sigla, “AUF”, che sta per “Ad Usum Fabricae”, dove la fabbrica era quella del Duomo, così si sapeva perché passavano e non venivano fermate. Ecco, poi qualche furbone deve aver pensato bene di fregiarsi di quelle lettere per scopi meramente personali, facendo passare indenne il suo portafogli da tutti i controlli doganali: facendo il portoghese insomma, ma questa è un’altra storia che ha a che vedere con un’altra città della nostra penisola.

La tradizione inoltre vuole che Milano fu fondata da una tribù della Gallia Cisalpina, che si fermò in un luogo indicato come favorevole dai druidi, un luogo dove c’era uno specchio d’acqua pura.

Navigli

Questo spiegherebbe la ricchezza di acqua nel suo sottosuolo: sotto la città ci sono infatti tre falde, la più profonda delle quali a circa quattrocento metri, è una falda termale.

Ecco il perché delle cosiddette “fontane dell’acqua marcia”: sono fontane di acqua solforosa, bollate con questo nome proprio a causa dell’odore di zolfo che spargono con nonchalance; sono tre, tutte quante con forma ottagonale, e si trovano rispettivamente nel parco Sempione, vicino all’Arena Civica, in viale Piceno, ma questa è stata recentemente spostata in Piazza Emilia per far strada, è proprio il caso di dirlo, ai mezzi pubblici, e per finire in Corso di Porta Nuova. Segnalo che le ultime due non sono più funzionanti, quindi se qualcuno dovesse aver voglia di andare a verificare di persona il perché del nome, deve per forza andare al parco.

Turta de spus

E come non citare la “turta de spus”? In milanese significa “torta nuziale”: il nome di questa fontana viene proprio dalla sua forma, di torta appunto, che effettivamente gli zampilli d’acqua danno quel bell’effetto meringona tipico dei matrimoni anni Ottanta (ma forse anche Novanta, in alcuni casi). La sua storia è di quelle travagliate: collocata davanti al Castello Sforzesco, venne spostata a causa degli scavi della metropolitana, e le sue strutture finirono in un magazzino, dimenticate da tutti. E fu così fino al 2000, quando venne rimessa al posto che aveva da sempre occupato. Dove si trova tutt’oggi, in tutto il suo splendore di torta vintage.Dove si trova tutt'oggi, in tutto il suo splendore di torta vintage.

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